Il Numero 10

Contrariamente a qualsiasi altro sport, il numero 10 nel calcio porta con se un senso di tradizione e prestigio, è segno di rispetto ed identificazione con un leader. Esso ha assunto un significato simbolico, e portarlo sopra la maglietta è diventato il santo graal del calco. Ma qual’è il ruolo in realtà del numero 10 e perché è così speciale?


L’Arsenal e lo Sheffield Wednesday furono le prime squadre a giocare con magliette numerate nel 1928. In origine i numeri sulle magliette vennero creati allo scopo di identificare certe posizioni tattiche in una formazione. I numeri da 1 a 11 vennero assegnati ai giocatori che iniziavano la partita secondo quella che era la loro posizione in campo. Al giocatore che teneva una certa posizione veniva assegnata la maglietta col numero corrispondente. Numeri più alti non vennero assegnati per chi subentrava fino al 1965, dunque fino a quel momento i numeri da 1 a 11 rappresentarono ogni posizione e giocatore in campo. Non c’erano neanche i nomi sulle magliette, dunque tutto era abbastanza semplice.

Un numero 10 in genere era colui che era in pratica un centrocampista votato dall’attacco in grado di segnare e fare passaggi illuminanti. Era l’equivalente di un conduttore d’orchestra. Era il playmaker. Era colui in grado di controllare qualsiasi cosa dal punto di vista offensivo che ruotasse attorno a lui, consentendo alla squadra di “suonare il suo spartito.” Il risultato di ciò fu che il numero 10 diventò qualcosa di più che non un semplice numero su una maglietta.


Anche nella nostra mente rappresenta qualcosa di più che non semplicemente la persona che l’indossa. Ci restano maggiormente in mente i numeri 10 perché si tratta di coloro che creano, dei maghi, dei pionieri leggendari dotati anche di un talento ed abilità che sembrano infiniti per raggiungere l’impossibile. La capacità di corsa, di fare passagggi, di prepararsi ad un impatto, di girarsi su una mattonella, tutto senza la minima esitazione. Questi erano i movimenti che cercavi di emulare da bambino nel campetto di gioco. Questi erano i giocatori per cui avresti speso parecchio per vederli giocare dal vivo.

Difficili da notare per la maggior parte della partita, ma così spesso erano loro i match winner, tali giocatori erano l’incarnazione di tecnica, grazia ed abilità. Questi playmaker spesso facevano affidamento su una combinazione di abilità nel toccare la palla, visione, creatività, controllo e soprattutto (cosa più importante) saper finalizzare. Il ruolo classico del numero 10 era di creare opportunità e segnare quando possibile. Tutti i compagni di squadra tornavano in vita quando si trovavano accanto a quel giocatore, in grado di anticipare gli avversari e di lanciare palloni che entravano come il coltello nel burro nelle difese avversarie, ma anche di toccare abilmente la palla per aprirle.


Pelé, Diego Maradona, Baggio e Platini sono stati solo alcuni di coloro che hanno indossato la maglietta numero 10 e dominato il terreno di gioco. Generazioni di bambini sono cresciute idolatrando qualsiasi cosa di loro, dall’estro messo in mossa nelle loro giocate alla perfezione dei passaggi, fino alle magliette col loro nome sulla schiena, arrivando anche ad indossarre il loro stesso numero.

L’ideale che si è sviluppato intorno al numero 10 era che chi lo portava allo stesso tempo era una persona feconda e piena di vita. Se c’era bisogno di segnare un gol all’ultimo istante per vincere una partita od andare avanti alle fasi ad eliminazione diretta nelle finali della Coppa del Mondo, il numero 10 era l‘uomo cui rivolgersi. Da Platini a Totti, il classico trequartista è stata fonte di ispirazione per milioni di persone mostrando cosa era possibile fare in campo.

Come un gentleman che non si voleva sporcare le mani armeggiando col motore di una macchina, ma che preferiva invece guidarla verso luoghi magnifici, il numero 10 non era proprio famoso per le sue capacità difensive. Ecco il motivo per cui c’era sempre la tendenza ad affiancargli una guardia del corpo nelle vesti di centrocampista difensivo. Il difensore era colui che si sarebbe dedicato al lavoro sporco, lasciando al numero 10 la liberà di girovagare per il campo e creare le sue magie.

Nessun eesempio migliore si potrebbe trovare, che non Pelé. Ogni qualvolta si notava una maglietta gialla con sopra il numero 10, la mente andava automaticamente a Pelé. Pelé trasudava classe, e fino ai giorni nostri è considerato il giocatore più grande ad aver mai messo piede su un campo di calcio. Pelé resta ancora il giocatore più giovane ad aver mai segnato un gol per il Brasile. E’ anche stato in grado di aiutare il proprio paese a vincere tre Coppe del Mondo. Non si può guardare qualsiasi filmato di una Coppa del Mondo senza fare riferimento a Pelé.


Pelé ha rivelato che gli fu affidata la maglietta numero 10 per caso, prima della Coppa del Mondo del 1958. Era arrivato a partecipare a quel torneo in Svezia che aveva solo 17 anni. Nonostante il fatto che in genere la maglietta col numero 10 venisse data al playmaker della squadra, ha spiegato l’ex attaccante il perché essa venne in suo possesso.


"La maglietta N.10 mi venne data in una partita della Coppa del Mondo del 1958," ha detto. "Non c’era nessuno così importante da indossare il numero 10 ed anche se io non ero certo il giocatore più anziano in squadra, fu un caso che mi cadde sulle spalle nella Coppa del Mondo," ha detto a SporTV News. Il resto è storia.

Quale numero 10 ti ha fatto innamorare di questo gioco? Unisciti alla nostra conversazione.

Diventa una TENLEGEND.

 

 

 

 

lascia un commento

Tutti i commenti sono moderati prima di essere pubblicati